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Joseph Joubert

di Federico Borsari
(Photo Credits: www.musimem.com)

 Joseph Joubert Gli addetti ai lavori (organisti ed organologi) conoscono bene Joseph Joubert. Noi oggi, da queste pagine, ne vogliamo illustrare meglio la figura anche per tutti quelli che non hanno ancora avuto la possibilità di approfondire questa importantissima figura della musica organistica del primo Novecento.
"Sappiamo che le uniche opere per organo di compositori Russi, all'inizio del Novecento, sono state scritte su richiesta di un certo Joubert, organista di Luçon, in Francia. Per questo motivo noi consideriamo Joseph Joubert un po' come il fondatore della Scuola Organistica Russa contemporanea.". Con queste parole Vladimir Shlyapnikov, Direttore della Cappella Musicale di San Pietroburgo, nel 1996 riconosceva a Joseph Joubert uno dei suoi meriti più grandi: avere contribuito alla conservazione di un patrimonio musicale organistico che, senza di lui, sarebbe andato irrimediabilmente perduto. Ma, seppure in termini molto meno assoluti, lo stesso discorso lo possono fare altre scuole organistiche europee del Novecento, tra cui -anche- quella italiana.
Ma andiamo con ordine.
Joseph Joubert nasce a Coëx (Vandea, Francia) il 15 Marzo 1878 e fin da giovanissimo decide di dedicarsi alla vita religiosa. Ordinato Sacerdote nel 1902, avendo dimostrato un'ottima predisposizione per la Musica, l'anno seguente viene inviato a Parigi per effettuare gli studi musicali alla Schola Cantorum, fondata otto anni prima da Charles Bordes, Alexandre Guilmant e Vincent D'Indy con il nome originale di Societé de propagande pour la divulgation des chefs-d'œvres religieux e che già a quell'epoca contava circa trecento allievi; da allora ad oggi, tra di essi possiamo trovare Honegger, Guridi, Satie, Usandizaga, Varèse e, più recentemente, anche un paio di nostri bravi organisti italiani di cui abbiamo già parlato in occasione di alcune recensioni di dischi su queste pagine: Simone Vebber e Gabriele Studer (entrambi allievi, nel 2005 e nel 2008, di Jean-Paul Imbert).
Joubert inizia i suoi studi ma, dopo soli otto mesi, è costretto ad abbandonarli poichè, a causa della prematura morte -a soli 31 anni di età- dell'organista della Cattedrale di Luçon, viene nominato suo successore. Si trasferisce quindi a Luçon, dove eserciterà la sua attività di organista per diversi periodi (dal 1904 al 1935 e dal 1940 al 1946) e dove conseguirà anche altri importanti incarichi, tra i quali anche quello di Segretario del Vescovo e quello di Cappellano del Carmelo, che eserciterà fino alla sua morte, avvenuta il 15 Novembre 1963.
Ma per quale motivo questa figura di organista "incompleto" (a causa dell'interruzione degli studi, Joubert non disponeva di una tecnica organistica che potesse rivaleggiare con quella dei grandi concertisti ma era perfettamente in grado di affrontare una letteratura organistica di medio livello e, anche, di improvvisare molto bene sui temi della Liturgia) è così nota a livello internazionale, tenendo anche conto del fatto che egli NON COMPOSE ASSOLUTAMENTE NULLA nel corso della sua lunga carriera?
Per comprendere meglio dobbiamo tornare a quegli otto mesi che Joubert trascorse a Parigi, alla Schola Cantorum, dove ebbe la possibilità di conoscere, sia tra gli altri allievi che nel "giro" degli organisti, tante persone con cui instaurò amicizie, personali e musicali, che -una volta stabilitosi a Luçon- gli daranno l'idea che lo porterà a diventare uno dei personaggi più noti e conosciuti in Europa in quell'epoca. L'idea di base, mediata anche dalla sua posizione "ecclesiastico-liturgica", è quella di "raccogliere" in alcuni volumi diverse composizioni di autori diversi -tutti, ovviamente, suoi contemporanei- destinate al servizio liturgico. Lo scopo originario è, quindi, quasi essenzialmente liturgico ed i brani devono essere concepiti in modo da poter essere suonati sia all'organo che all'armonium e -ovviamente- non troppo "difficili" e tali da poter essere affrontati anche da quegli organisti "minori" (come lui) non dotati della tecnica necessaria per le grandi composizioni "da concerto".
Per fare questo, Joubert (ma da ora in poi è meglio definirlo anche con il suo titolo di abate: Abbé Joubert) inizia a mettersi in contatto non solo con i suoi ex compagni di scuola ma, anche, con tanti organisti e compositori che ha conosciuto personalmente o di cui è venuto a conoscenza tramite i suoi contatti parigini; non contento e desideroso di dare anche un respiro "internazionale" (o, anche, "ecumenico") alla sua iniziativa, contatta anche molti musicisti, compositori ed organisti di vari Paesi Europei (tra cui anche Belgi, Polacchi, Russi, Spagnoli ed Italiani) che rispondono con entusiasmo alla sua proposta. Immaginiamo l'Abbé Joubert, al suo scrittoio (allora si andava di penna e calamaio, non certo di telefono e posta elettronica), chino sui fogli, a scrivere decine di lettere ed immaginiamo anche l'espressione dell'addetto all'Ufficio Postale di Luçon mentre riceveva da quello strano prete una tale mole di richieste da far partire per tutto il Mondo.
Alle richieste dell'Abbé Joubert, nel giro di pochi anni, risposero moltissimi organisti e compositori, che gli inviarono tantissime opere appositamente scritte e spesso a lui dedicate (ed anche qui possiamo immaginare l'espressione del postino di Luçon mentre recapitava alla Cattedrale decine e decine di plichi).  Joseph Joubert Fu così che nel 1911, a cura delle Edizioni Sénart di Parigi, furno pubblicati i primi tre volumi di quella che, anche negli anni seguenti, diventerà una delle più importanti (ed imponenti) raccolte di musica per Organo (ed Harmonium) del XIX Secolo, a cui Joubert darà il titolo di "Les Maîtres contemporains de l'Orgue". Una delle caratteristiche principali di queste pubblicazioni fu che esse non erano limitate al mercato francese, bensì ad un panorama internazionale (infatti questi tre volumi furono distribuiti anche in Belgio, Inghilterra, Svizzera, Olanda, Spagna e Stati Uniti) e questo diede all'iniziativa una risonanza mondiale.
Di questa prima serie di pubblicazioni, Joubert dedicò i primi due volumi ad autori francesi mentre il terzo volume fu dedicato agli organisti ed ai compositori "stranieri". Nel primo volume troviamo cinquanta autori e settantotto brani; nel secondo abbiamo quarantacinque autori e settantatre composizioni. Nel terzo, infine, abbiamo trentaquattro autori e cinquantaquattro brani tra i quali anche dieci organisti e compositori italiani (quattordici brani), tra cui Terrabugio, Pagella, Remondi, Galliera, Mattioli e Bellando. Nei francesi troviamo diversi "grossi nomi" tra i quali Barié, Bonnal, Gigout, de la Tombelle, Dupré Vierne, Massenet, Mulet e D'Indy.
Come abbiamo detto, lo scopo della pubblicazione di queste raccolte era fondamentalmente quello di fornire agli organisti "minori" una specie di Antologia Organistica Contemporanea da utilizzarsi per il servizio liturgico. Ben presto però, anche per la grande notorietà che i primi tre volumi avevano raggiunto a livello internazionale, l'interesse da parte di tanti organisti, anche di grande notorietà, verso questa iniziativa crebbe in modo esponenziale (e, a questo proposito, pensiamo che abbia contato molto anche il fatto che la raccolta dell'Abbé Joubert dava a molti compositori la possibilità di avere una rinomanza mondiale senza doversi necessariamente affidare a case editrici singole di altri Paesi) ed il materiale che negli anni seguenti si accumulò nella mani di Joubert fu tanto e tale che, nel 1914, furono pubblicati altri cinque volumi, nei quali si trovano diverse novità rispetto ai primi tre.
Il quarto volume è dedicato ad autori francesi, mentre il quinto ed il sesto a compositori "stranieri". In questi tre volumi possiamo notare una più accurata suddivisione della materia e, per il quinto e sesto volume, la presenza anche di compositori Statunitensi. Il fine è sempre quello della raccolta musicale a fini di servizio liturgico ma, per questi tre volumi, è sempre meno presente la doppia destinazione organo-harmonium mentre viene privilegiata la presenza di brani scritti per organo, con pedale spesso obbligato. Molto nutrita è, inoltre, la "consistenza" musicale di questi tre volumi. Nel quarto troviamo sessantasei autori (tra cui Cellier, Albert Alain, Dynam Victor Fumet, Reuchsel) per un totale di centoundici brani, nel quinto abbiamo cinquantadue autori (tra cui anche i nostri Bottazzo e Coronaro) per ottantatre composizioni mentre nel sesto troviamo ottantacinque brani di quarantatre autori (tra gli italiani troviamo nuovamente Polleri e la "new entry" Ulisse Matthey).
Ma sono gli ultimi due volumi a marcare una nuova impostazione artistica della raccolta. Le differenze rispetto ai precedenti sono qui evidenti. Per prima cosa, le composizioni non sono più divise tra "francesi" ed "esteri", bensì mescolate insieme in un unico panorama musicale mondiale. La seconda differenza sta nel fatto che in questi due volumi, per la prima volta, vengono presentati essenziali dati biografici degli autori, necessari ad inquadrarli in un quadro musicale-organistico internazionale. La terza differenza -ed è la più importante- è che i brani raccolti in questi due volumi sono tutti, per quei tempi, "inediti" e scritti specificatamente solo per organo ("Pièces Inédites pour Grand Orgue avec Pédale obligée") e la loro destinazione non è più essenzialmente liturgica ma, anche, concertistica ("Concert Toccata" di Diggle, "Fantaisie de Concert" di Klicka, "Sonata per Organo Op. 210" di Bottazzo, "Toccata-Carillon" di Matthey e diversi altri). Nell'ambito di questi ultimi volumi troviamo anche le numerose composizioni di autori Russi del primo Novecento (Taneiev, Tcherepnin, Glazunov, Nikolaiev, Karatyguine) che, se non fossero state pubblicate dall'Abbé Joubert sarebbero andate sicuramente distrutte dopo pochi mesi in seguito alla Rivoluzione Sovietica d'Ottobre.
A questo punto, la figura dell'Abbé Joubert è diventata una specie di "catalizzatore" della produzione organistica mondiale. Tutti gli organisti e compositori, sia quelli già famosi che quelli in via di affermazione, del Mondo fanno a gara per pubblicare le loro opere sulla più completa e prestigiosa -per quei tempi- raccolta di musica organistica contemporanea mondiale e sicuramente, se le cose fossero andate diversamente, ancora per molti anni Joubert avrebbe continuato a promuovere la musica organistica e, con buona probabilità, le sorti dell'organo e della sua musica sarebbero forse andate diversamente. Ma lo scoppio del Primo Conflitto Mondiale pone fine all'avventura. Quattro anni di guerra, morte, distruzioni e miserie colpiscono l'Europa, il Mondo e -anche- l'Abbé Joubert, che ne soffre in modo devastante.
Alla fine del conflitto, Joubert è prostrato dalle mostruosità avvenute e scioccato dall'enorme numero di vittime -anche francesi- lasciate sui campi di battaglia e la sua voglia di pubblicare è pressochè scomparsa. Sarà solo grazie ad un suggerimento da parte di tanti amici organisti che troverà la volontà di riprendere l'impresa che aveva iniziato. Ma lo fa con uno spirito assolutamente diverso. Come agli inizi, scrive agli organisti ed ai compositori del Mondo, ma questa volta chiede loro di comporre delle opere che celebrino i caduti e diano conforto alle varie comunità colpite dalla Guerra.
Anche in questo caso le risposte non tardano ad arrivare, ma sono molto meno numerose che in passato. La Guerra ha cancellato in molti la voglia di fare musica ed anche lo stesso Joubert ha perduto tutto l'entusiasmo giovanile. Vede così la luce la seconda raccolta di opere organistiche, che Joubert intitola "Voix de la Douleur chrétienne", che viene pubblicata a Parigi da Ledent-Malay in due "tranches" di tre volumi ciascuna nel 1921 e nel 1924.
Gli autori presenti in questa raccolta sono pochi. Nel primo volume troviamo de la Tombelle, Defosse, Ibert e Jongen per un totale di dodici brani. Nel secondo volume (sette brani) troviamo Gigout, Silva Herard, Albert Alain, Erb, Vadon e Dallier. Il terzo volume contiene brani di Lizotte, Singery, Boyer, Quignard, Maurice e Amedée Reuschel e Wambach. I seguenti due ultimi volumi, oltre ai precedenti autori, contengono musiche di Torres, Courtonne e Maleingreau mentre l'ultimo volume è dedicato ad un solo autore, Léo de Pachmann, sconosciuto allora ed oggi, che con tutta probabilità era un allievo di Alexandre Cellier.
I brani di questa raccolta (che, al contrario della precedente, non ebbe pressochè alcun successo nè editoriale nè musicale ed è a tutt'oggi totalmente dimenticata) sono tutti improntati alla sua dedicazione, cioè al dolore che il Primo Conflitto Mondiale aveva procurato al Mondo. I titoli delle opere in essa contenute lo spiegano molto bene: "Pro Defunctis", "Pro Lacrymantibus", "Requiem Aeternam", "Recordare Pie Jesu", "Offertoire hommage aux âmes heroiques", "Ode Funèbre", "Stabat Mater", "À la memoire des Morts de la Patrie", "Elegie", "Consolation", ecc..
Dopo la pubblicazione di questa raccolta, Joubert si "ritira" dalla musica e, chiuso nel suo convento di Luçon, si dedica alle diverse incombenze che gli vengono affidate. Trascorre gli anni del Secondo Conflitto Mondiale come organista titolare (e possiamo immaginare con quale spirito egli abbia vissuto questa seconda, tragica, eclissi dell'Umanità) e passa poi i suoi ultimi decenni assolutamente "alla larga" dalla musica. Persone che lo hanno conosciuto e frequentato durante gli Anni Cinquanta del secolo scorso, lo ricordano come una persona buona, gentile, generosa ed altruista. Molti ricordano anche come il suo unico legame con la musica fosse rimasto nei volumi di opere che aveva pubblicato in gioventù, volumi che conservava e che spesso sfogliava, suonandone talvolta qualche pagina sul grande "Harmonium d'Arte" Mustel, completo anche di uno splendido registro di "Celesta", che egli conservava nella sua camera.
Joseph Joubert è stato, senza alcun dubbio -e forse anche inconsapevolmente- uno dei personaggi più importanti per l'organo e per la musica organistica del Primo Novecento. Per lui, a quell'epoca, forse l'impresa editoriale che aveva intrapreso era del tutto normale, in un Mondo musicale che -a differenza di oggi- vedeva come "normalissimi" gli interscambi culturali e le amicizie a livello globale (molto più "sinceri" allora che oggi, nonostante tutti i "socialmedia" e l'immediatezza dei contatti "virtuali"). Le vicende sociali mondiali hanno poi fatto si che la sua opera sia stata "dimenticata" per molto tempo e che la sua figura sia finita, come tante altre, nell'oblio collettivo; d'altra parte anche lui stesso, per così dire, nella seconda parte della sua vita si è "autoemarginato" dalla musica. L'organo, negli ultimi cinquant'anni, si è evoluto in tutt'altre direzioni; la riscoperta dei classici, dei grandi maestri barocchi, la filologia interpretativa più spinta ed una crescente "insofferenza" verso la musica del primo Novecento hanno fatto si che personaggi come Joubert (e la musica da essi propugnata) non fossero "di moda" e, di conseguenza, venissero tacciati di "vecchio", esattamente come è successo -negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento- con le similari raccolte di musica organistica pubblicate in Italia da Carrara che, pur ricchissime di veri e propri capolavori organistici, sono state ben presto "eliminate" dal repertorio degli organisti liturgici (ma esistono ancora, in Italia, gli organisti liturgici?...).
Oggi, dopo un secolo, le raccolte dell'Abbé Joubert sono state "riscoperte" da molti organisti ed organologi che ne hanno accertato il valore storico, musicale e documentaristico di un periodo che, contrariamente a quanto sostenuto da molti "critici", si è rivelato ricchissimo di idee, spunti e novità ed il cui merito più grande, peraltro già sottolineato nella trattazione, è quello di aver "conservato" un patrimonio organistico, estetico e musicale che altrimenti, con tutta probabilità, sarebbe andato perduto. Ed è curioso notare come quest'opera di conservazione sia stata fatta non da una grande biblioteca musicale, da un qualche Ministero della Cultura o da una qualche danarosa Fondazione Privata, bensì da un modesto organista liturgico di provincia (che, peraltro, aveva la fortuna di poter suonare su di un prestigioso Cavaillé-Coll 1857) il quale alla base del suo operato aveva due sole motivazioni: la passione per l'organo e l'intenzione di fornire agli altri organisti liturgici come lui la possibilità di svolgere meglio e più dignitosamente il loro servizio. Nulla di più.
Gli otto volumi della prima raccolta di Joseph Joubert sono ormai stati abbondantemente "riscoperti" e molti organisti, anche concertisti di grande fama, hanno attinto ed attingono ad essi per le loro performances ed anche per scoprire molte composizioni "minori" di grandi autori del Novecento (troviamo in queste raccolte molte opere sconosciute di Tournemire, Dupré, Gigout, Mulet, Vierne e tanti altri) che aprono orizzonti nuovi per una più corretta e completa interpretazione del loro cammino artistico.
Se siete tra quelli che ancora non conoscono questa autentica miniera di brani organistici (in tutto ce ne sono 590) e se volete scoprire un vero tesoro musicale, andate in Questa Pagina, scaricatevi tutti gli otto volumi ed iniziate a suonare. Buon Divertimento!